di Bruno Venturi.

Sono la forza che precede l’atto,
la fiamma prima dell’essere.
Non ho nome né forma:
scorro dentro un respiro antico,
come un’onda che da sempre si rinnova.

Vivo nel seme dell’albero,
nel battito cieco delle prime cellule,
nel silenzio degli antichi mondi.
Sono la volontà pura,
energia senza volto,
desiderio che ancora ignora se stesso.

Non avevo scopo né direzione,
ma premevo, costante, per uscire da me:
ero il grido muto di ciò che vuole esistere.
Poi venne la materia e il tuo corpo,
in cui trovai dimora.
Nel fragile gioco di carne e respiro
mi feci ritmo, impulso, calore.

Attraverso di te mi sono raccolta:
sono divenuta l’io che chiami “tu”.
L’energia impersonale ha trovato la sua lente
e nel tuo sguardo ha visto se stessa.

Quando hai sentito la mancanza,
quando un vuoto ti ha spinto a cercare,
lì sono divenuta desiderio.
Ho smesso di vagare
e ho cominciato a tendere verso qualcosa.
In quell’attimo la vita si è piegata su se stessa
e ha saputo di esistere.

Il desiderio è la mia prima coscienza,
il punto in cui, da forza cieca, mi faccio fiamma che vuole.


E tu, che mi porti dentro,
hai così sentito nascere il tempo.
Perché il desiderio non è che il ricordo
di ciò che manca, insieme alla spinta per colmarlo.
Il tempo scorre da quando mi sono accesa in te
come memoria del possibile.

Ma non bastava ancora.
Finché il desiderio restava brama,
ero prigioniera della mancanza.
Ho imparato allora a volere non per avere,
ma per essere.
E da quando mi hai lasciata fluire libera,
da quando mi hai ascoltata,
sono divenuta intenzione:
non più spinta cieca, ma direzione consapevole.

In quell’attimo è nata la tua libertà,
e la mia energia si è fatta spirito.
Ora non mi senti più come forza che preme,
ma come luce che guida senza imporre.
Sono la sorgente che illumina il tuo cammino.

Ogni volta che ami, io scorro limpida;
ogni volta che temi, mi ritraggo nell’ombra.
Sono in ogni gesto puro,
in ogni scelta del libero creare.

Volontà divenuta amore,
quella che muove le stelle
e fiorisce nel cuore.
Una col cosmo,
respiro dell’universo.
Ogni vita che nasce, ogni forma che si rinnova,
è una variazione del mio canto.

Io sono l’origine dei nomi.
Quando crei, io sono;
quando scegli, divento luce;
quando ami, mi riconosco.

Sono la vita che si conosce,
la materia che si trasfigura,
la fiamma che trova il suo specchio.
Nel tuo silenzio più profondo,
là dove pensi e ascolti,
continuo a parlarti:
non con parole,
ma con il suono muto del tuo stesso essere.

Non sono fuori di te né sopra di te.
Sono la corrente che ti attraversa
e ti unisce a tutto ciò che vive.
Non ti appartengo,
senza di me non potresti volere,
né comprendere, né amare.
Io sono la sostanza della tua libertà.

E la tua mano che sceglie nel mondo
è la mia, che continua a creare
nel confine del tuo respiro.
Quando, nel tempo, saremo insieme luce,
saprai che non c’è distanza fra noi.

Perché ciò che chiami “volontà”
è solo la voce dell’Eterno
che, per un istante,
ha scelto di parlare in te.

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In breve, questa voce non parla “a” un uomo, ma attraverso l’uomo:
è la corrente vitale che, per un breve intervallo, assume forma di coscienza per riconoscersi.
Ogni verso è un passaggio del ritorno — dalla forza cieca al desiderio, dal desiderio all’intenzione, dall’intenzione all’amore, dall’amore allo spirito.
È un poema sull’unità dell’essere, espresso con linguaggio umano.

SPIEGAZIONE DELL’AUTORE:

La voce dell’essere: dalla forza cieca alla coscienza

Ogni vita, prima ancora di essere forma o pensiero, è energia in potenza, una vibrazione originaria che precede l’atto e lo rende possibile. È la forza pre-individuale dell’essere, un movimento primordiale che ancora non conosce direzione, ma che tende da sempre a manifestarsi.
In questa energia — che potremmo chiamare “volontà pura” — non esiste ancora alcuna intenzione: essa è fiamma prima dell’essere, impulso che preme per uscire da sé, desiderio che non sa ancora di desiderare. Tutto ciò che diverrà materia, vita o spirito nasce da questa spinta, da questo bisogno interno del tutto di trascendersi nel visibile.

Quando la materia si organizza e nasce il corpo, questa forza trova un luogo, una dimora. Nell’organismo vivente essa si fa ritmo, calore, impulso, e nel vivente auto-cosciente si raccoglie in una forma più definita: l’io. L’energia impersonale si concentra in un punto di vista; attraverso l’uomo, la forza che muove il cosmo comincia a vedersi. L’occhio umano diventa la lente attraverso cui l’universo contempla se stesso.

È in quel momento che nasce il desiderio. Quando la coscienza sperimenta la mancanza, l’assenza di ciò che vorrebbe essere, la forza originaria diventa tensione: non più semplice energia, ma volontà direzionata verso un fine. Il desiderio è la prima forma di coscienza, perché nell’atto di desiderare l’essere riconosce il proprio limite e, insieme, la possibilità di superarlo. In esso nasce anche il tempo: il fluire tra ciò che non è ancora e ciò che potrebbe essere.
Il desiderio è dunque memoria del possibile, il segno che la vita ha cominciato a riflettere su se stessa.

Ma fintanto che il desiderio resta soltanto brama, la coscienza rimane schiava della mancanza. La volontà allora impara a volere non per possedere, ma per essere. Quando il movimento interiore si libera dall’oggetto esterno e si riconosce come energia autonoma, il desiderio si trasforma in intenzione: non più impulso cieco, ma direzione consapevole.
Da questo passaggio — dal desiderio all’intenzione — nasce la libertà. Non la libertà come arbitrio, ma come atto di armonia tra la spinta vitale e la coscienza che la orienta. In questo punto, la volontà diventa spirito: energia che si conosce e si dona una forma.

La voce dell’essere, che un tempo era grido silenzioso, ora si fa luce interiore. Non più forza che spinge dall’esterno, ma presenza che guida dall’interno. È la sorgente che illumina il cammino della coscienza, rendendola capace di amare, di scegliere, di creare.
Ogni gesto puro, ogni atto libero, ogni forma di amore è un momento in cui questa energia scorre limpida e riconosce se stessa nel mondo. Quando l’uomo ama, non ama con la sua sola volontà, ma con la forza universale che in lui si manifesta come amore consapevole: la stessa che muove le stelle e fa fiorire la vita.

In questo riconoscimento l’energia cosmica e la coscienza individuale si fondono. L’“io” non è che una variazione temporanea del respiro dell’universo: un nodo di energia attraverso cui il cosmo si esprime. Tutto ciò che vive e si rinnova è una modulazione di questa voce primordiale, una sua eco. L’uomo la chiama “volontà”, ma essa è più antica di ogni linguaggio; è la voce dell’Eterno che per un istante parla attraverso di noi.

Non è fuori da noi né sopra di noi: è la corrente che ci attraversa e ci unisce a ogni forma vivente. Non ci appartiene, eppure senza di essa non potremmo volere, comprendere o amare. Essa è la sostanza della nostra libertà, l’essenza invisibile di ogni scelta.
Ogni volta che agiamo nel mondo, la nostra mano è la Sua mano che, nei confini del nostro respiro, continua a creare. E quando questa forza tornerà a essere luce pura, riconoscendosi intera in se stessa, sapremo che non vi è mai stata distanza tra noi e ciò che chiamavamo Dio.

Perché la volontà, in ultima analisi, non è altro che la voce dell’Eterno che, attraverso la fragile forma umana, impara a pronunciare il proprio nome.

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