DALLA MATERIA INERTE ALL’ANIMA DEL COSMO

di Bruno Venturi.

Un Dialogo tra Fisica e Metafisica

Tutto ha inizio con una domanda apparentemente semplice, quasi ingenua: esiste nell’universo una materia completamente inerte, uno spettatore passivo che non partecipa al grande dramma cosmico? La risposta della fisica è un no categorico e apre le porte a una riflessione ben più profonda, un viaggio che ci conduce dalla cosmologia moderna ai meandri della metafisica medievale.

Il Cosmo Inquieto: L’Impossibilità dell’Inerzia

L’idea di una sostanza totalmente inerte nel tempo e nello spazio è un’astrazione che non trova posto nella realtà. Ogni particella, ogni atomo, ogni frammento di materia è indissolubilmente legato al tessuto dell’universo attraverso le quattro forze fondamentali: gravità, elettromagnetismo e le interazioni nucleari forte e debole. Essere dotati di massa o energia significa essere soggetti almeno alla gravità, la più democratica delle forze. Nemmeno i candidati più elusivi, come i neutrini che ci attraversano a miliardi ogni secondo, sono veri eremiti cosmici; essi, seppur debolmente, interagiscono.

L’universo, quindi, non ammette spettatori. È un sistema dinamico e interconnesso, un palcoscenico dove tutto è attore. Questa comprensione ci costringe a porre una nuova domanda: se tutto è in movimento, qual è il principio unificante di questo moto perpetuo?

L’Energia Primordiale come “Anima Mundi»

Di fronte a questa visione di un cosmo vibrante, il linguaggio della fisica, pur essendo preciso, può sembrare freddo. Nasce così l’esigenza di una metafora, di un nome che catturi l’essenza di questo motore universale. Emerge qui il concetto di “anima dell’universo”. Non si tratta di un’entità cosciente o di una guida provvidenziale, ma del nome filosofico che possiamo dare all’energia primordiale scaturita dal Big Bang.

Questa “anima” è il principio primo di tutta l’attività che osserviamo. È, per usare un’espressione della filosofia Scolastica, l’“atto primo di un corpo organizzato”. Se l’universo è il “corpo organizzato”, allora l’energia del Big Bang è l’atto che lo rende “non inerte”, che lo attualizza, permettendogli di evolvere e di creare le strutture complesse che lo popolano. Ogni moto residuo – dalla rotazione delle galassie alle reazioni chimiche nel nostro cervello – non è altro che un’eco, una conseguenza a cascata di quell’unica, potentissima spinta iniziale.

Modelli, Linguaggi e una Logica Comune

Come facciamo a conoscere questa origine? La nostra comprensione si basa su un modello scientifico, quello del Big Bang. È fondamentale riconoscere la natura di un modello: è una mappa della realtà, non la realtà stessa. È una narrazione costruita dalla ragione umana per interpretare le prove empiriche, come la radiazione cosmica di fondo o l’espansione dell’universo.

Qui il dialogo si sposta sul rapporto tra scienza e metafisica. Entrambe cercano di spiegare il Tutto, ma usano “linguaggi” diversi.

  • La metafisica, storicamente, ha usato la dialettica: l’arte del ragionamento logico e del dialogo concettuale per esplorare le possibilità della realtà.
  • La scienza ha sviluppato la matematica: un linguaggio di precisione assoluta, capace non solo di descrivere, ma di predire i fenomeni in modo verificabile.

Eppure, sotto questi due linguaggi diversi, opera lo stesso “sistema operativo”: l’architrave logica del pensiero umano (principio di non-contraddizione, causalità, deduzione). La scienza, quindi, non nasce dal nulla; affronta le eterne domande della filosofia, ma lo fa con uno strumento nuovo e più rigoroso. In un certo senso, la scienza è una metafisica diventata misurabile.

Un Dialogo Senza Tempo

Questa convergenza ci porta a un’ultima, affascinante speculazione. Se la logica è comune e le domande sono le stesse, non è peregrino pensare che nei meandri del pensiero antico e medievale possano nascondersi intuizioni preziose. La riflessione sulla natura del vuoto, della luce o della causalità, condotta con estremo rigore concettuale da pensatori come Roberto Grossatesta, potrebbe offrire nuove prospettive per affrontare gli enigmi della fisica contemporanea, come la gravità quantistica o la natura della materia oscura.

Il nostro viaggio, partito da una semplice domanda sulla materia, si conclude così con la consapevolezza di un dialogo profondo e senza tempo tra due delle più grandi imprese umane. La ricerca della verità, che sia attraverso la dialettica filosofica o l’equazione matematica, rimane l’espressione più alta della nostra incessante meraviglia di fronte al cosmo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *