I LIMITI DELLA CONOSCENZA

di Bruno Venturi.

Introduzione

La questione dei limiti della conoscenza è una delle più decisive della filosofia moderna. A partire da Kant, l’idea che l’uomo non possa accedere direttamente alla realtà ultima, ma solo a ciò che si manifesta nel campo della sua esperienza, ha segnato una svolta radicale nel pensiero occidentale. Tuttavia, questa chiusura dell’accesso al noumeno non è stata accettata in maniera unanime. Con Schopenhauer, emerge un nuovo tentativo di oltrepassare quel limite, non attraverso l’intelletto, ma mediante una forma di intuizione interiore che affonda nella natura volitiva dell’essere. Qui ci si propone di delineare il percorso teorico che conduce dalla filosofia trascendentale di Kant alla metafisica della volontà di Schopenhauer, mettendo in evidenza come quest’ultimo recuperi e superi criticamente la distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno, riaprendo la possibilità di un contatto con la realtà-in-sé.

1. Kant e la struttura trascendentale della conoscenza

Con la Critica della ragion pura, Immanuel Kant elabora una teoria della conoscenza fondata sul principio che l’intelletto umano non coglie mai gli oggetti in sé, ma solo le loro apparenze, strutturate secondo le forme a priori della sensibilità (spazio e tempo) e le categorie dell’intelletto (tra cui causalità, unità, sostanza). La celebre distinzione tra fenomeno (ciò che appare) e noumeno (la cosa in sé) sancisce un limite invalicabile: “Noi non possiamo andare al di là dell’esperienza possibile, e ogni pretesa conoscitiva che si spinga oltre ricade inevitabilmente nella metafisica dogmatica.”

La cosa in sé, dunque, resta inconoscibile, non nel senso che non esista, ma nel senso che non è accessibile agli strumenti della ragione teoretica. La conoscenza si struttura come un cerchio chiuso, all’interno del quale tutto è relativo al soggetto conoscente.

2. La conferma dei limiti: scienza e logica del Novecento

Il pensiero contemporaneo ha offerto inaspettate conferme a questa struttura limitata della conoscenza. I teoremi di incompletezza di Gödel (1931) dimostrano che in ogni sistema formale coerente esistono enunciati veri ma indimostrabili all’interno del sistema stesso. Analogamente, Turing prova che alcuni problemi sono indecidibili persino per un calcolo algoritmico perfetto.

In fisica, il principio di indeterminazione di Heisenberg mostra che non è possibile determinare con precisione assoluta certi aspetti fondamentali di una particella (come posizione e quantità di moto). Tali limiti non sono di ordine tecnico, ma costitutivi della realtà osservabile.

Questi risultati confermano l’idea kantiana secondo cui non possiamo varcare la soglia del fenomeno con i mezzi della razionalità pura. La conoscenza appare come un orizzonte chiuso, strutturato dalla mente umana, oltre il quale nessuna esperienza, prova o dimostrazione può giungere.

3. Schopenhauer e l’intuizione del noumeno

Arthur Schopenhauer accetta in larga parte l’impianto teorico kantiano, ma introduce una modifica decisiva: egli ritiene che la cosa in sé sia conoscibile, non tramite l’intelletto, bensì attraverso l’esperienza interiore della volontà. “L’uomo non è soltanto conoscente, ma anche volente. Egli conosce se stesso in modo duplice: come corpo (oggetto), e come volontà (soggetto volente).” Nel momento in cui l’uomo sperimenta se stesso come volontà – desiderio, impulso, sofferenza, tensione vitale – egli fa esperienza diretta della realtà noumenica. Non si tratta di una conoscenza concettuale, ma di un’intuizione immediata, pre-logica e non mediata. Così, mentre il mondo appare come rappresentazione, ciò che in esso si manifesta con maggiore forza è la volontà di vivere, che si oggettiva in ogni forma della natura e dell’esistenza.

4. Superamento etico ed estetico del limite

La volontà, però, non è principio razionale né teleologico: essa è cieca, incessante e spesso crudele. Essa è causa del dolore insito nella vita. Per questo Schopenhauer propone vie di liberazione che non ampliano il campo della conoscenza, ma lo disattivano. Due sono le principali forme di questo superamento:

  • L’arte, in particolare la musica, è capace di sospendere momentaneamente il dominio della volontà, offrendo una contemplazione pura delle idee o un contatto diretto con il flusso noumenico.
  • L’ascesi etica, ispirata a ideali buddhisti e cristiani, conduce alla negazione del volere, al distacco dal desiderio, e alla riconciliazione con una realtà che si può solo intuire e accettare, non possedere.

In queste esperienze, il soggetto non espande i confini della conoscenza, ma li oltrepassa in senso esistenziale, accedendo a una forma di verità che non è intellettuale, ma trasformativa.

Conclusione

Kant ci ha insegnato che la conoscenza umana è intrinsecamente limitata, e che il noumeno resta fuori portata della ragione. Schopenhauer, pur muovendosi all’interno di questa cornice, ha riaperto la possibilità di un contatto con la cosa in sé, non tramite il concetto, ma attraverso l’esperienza vissuta della volontà.

L’uomo, dunque, vive entro una sfera percettiva invalicabile con gli strumenti della razionalità, ma può, in certi momenti privilegiati, intuire ciò che si nasconde oltre il velo del fenomeno. La conoscenza, in senso stretto, si arresta. Ma l’essere umano, nella sua interiorità profonda, può esperire il noumeno: non come oggetto, ma come ciò che egli stesso è.

In questo senso, il limite non è abolito. È trapassato.

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