di F. Nietzsche.
L’amicizia era per gli Antichi il sentimento più nobile, più alto ancora della più celebrata fierezza dei solitari e dei savi, quasi unico affetto da porre accanto a quella e più santo ancora: e ciò dice molto bene la storia di quel re macedone che, avendo donato un talento a un filosofo ateniese sprezzatore del mondo, se l’era visto restituire. «Come» disse il re, «costui non ha un amico?». Con ciò egli voleva dire: «Io onoro questa fierezza dell’uomo saggio e indipendente, ma onorerei ancora di più la sua qualità, se il pensiero dell’amico avesse vinto sulla sua superbia. Nella mia considerazione il filosofo si è abbassato, perché gli è ignoto uno dei più nobili sentimenti, e in verità dei due il più sublime».
Da «La gaia scienza» (af. 61)

